Al Belgian Beer Weekend a Venezia con Daniele Manetti, direttore Italia di Visit Flanders.
D: Benvenuto Daniele, puoi raccontarci il tuo ruolo e cosa rappresenta oggi Visit Flanders in Italia?
R: Grazie, è davvero un piacere essere qui a Venezia, in un contesto così simbolico di incontro tra culture.
Sono il Direttore per l’Italia di Visit Flanders, l’ente del turismo delle Fiandre.
Le Fiandre sono la regione settentrionale del Belgio, di lingua e cultura Fiamminga, un territorio con una forte identità storica e culturale, e oggi una regione autonoma con proprie competenze anche in ambito turistico e culturale.
Si tratta di un’area che comprende alcune delle città d’arte più iconiche d’Europa oltre Brussels — come Bruges, Ghent, Anversa, Lovanio e Mechelen — e che rappresenta il cuore creativo, economico e culturale del Paese.
Oggi il nostro ruolo sta evolvendo: non siamo più solo un organismo di promozione turistica, ma un vero e proprio facilitatore di relazioni tra territori, culture e comunità.
Lavoriamo per costruire un ponte tra Italia e Fiandre, valorizzando esperienze che abbiano un significato profondo.
E in questo senso, la birra è molto più di un prodotto: è una chiave di lettura del territorio, un linguaggio universale che parla di storia, identità e convivialità.
La birra come patrimonio culturale
D: Perché la birra è così centrale nelle Fiandre?
R: Perché nelle Fiandre la birra non è semplicemente qualcosa che si beve… È parte della vita quotidiana, della storia, delle relazioni tra le persone.
Se immaginiamo le Fiandre, possiamo pensare a monasteri medievali, a piccole città attraversate da canali, a tavoli condivisi nei café storici: in tutti questi contesti, la birra è sempre presente.
Parliamo di una tradizione che affonda le radici nel Medioevo, quando monasteri e birrifici familiari iniziavano a produrre birra secondo ricette tramandate di generazione in generazione.
Ma ciò che è straordinario è che questa tradizione non è rimasta nei libri di storia: è ancora viva oggi, nelle stesse tecniche, negli stessi gesti, nella stessa attenzione al dettaglio.
È proprio per questo che nel 2016 la cultura della birra belga è stata riconosciuta come patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’UNESCO – festeggiamo quindi proprio quest’anno il 10 anniversario.
E la parola “cultura” qui è fondamentale: non si parla solo di produzione, ma di identità, convivialità e senso di appartenenza.
Tradizione e innovazione & varietà: un equilibrio unico
D: Cosa rende davvero unica la birra fiamminga rispetto al resto del mondo?
R: Credo che la risposta stia in un equilibrio molto raro: la capacità di tenere insieme tradizione e innovazione.
Da un lato, nelle Fiandre esiste una tradizione secolare. Parliamo di abbazie, birrifici familiari, ricette tramandate per generazioni — un sapere che affonda le radici nel Medioevo e che ancora oggi viene custodito con grande rispetto .
Dall’altro lato, però, questo non è un sistema fermo.
Accanto a questa eredità storica troviamo una nuova generazione di birrai che sperimentano continuamente: nuovi ingredienti, nuovi stili, nuovi processi produttivi.
È una scena estremamente dinamica, dove la creatività gioca un ruolo fondamentale e dove la tradizione non è un limite, ma una base su cui costruire il futuro.
E questo si riflette anche nella straordinaria varietà: In questa regione i mastri birrai trasformano orzo, luppolo e acqua in un ventaglio di gusti e stili dalla varietà straordinaria: dalle trappiste e d’abbazia – intense e complesse – alle fresche witbier profumate di agrumi e spezie; dalle eleganti birre brut, che ricordano lo champagne, alle acide e frizzanti geuze, fino alle sour ale fiamminghe e alle birre fruttate.
Il risultato è un livello di qualità molto alto, fatto di equilibrio, profondità e attenzione al dettaglio.
L’esperienza della birra: rituale, gusto e territorio
D: Come si vive davvero la cultura della birra nelle Fiandre?
R: Si vive come un’esperienza completa, che coinvolge tutti i sensi.
Nelle Fiandre, la birra non è solo qualcosa che si consuma, ma qualcosa che si degusta con attenzione e rispetto.
Ogni birra ha il suo bicchiere dedicato, la sua temperatura ideale, il suo modo corretto di essere servita: sono dettagli che fanno parte di un vero e proprio rituale .
Ma questa esperienza non si ferma al bicchiere.
La birra è profondamente intrecciata con la gastronomia locale: viene utilizzata come ingrediente in molti piatti tradizionali e, allo stesso tempo, diventa protagonista di abbinamenti raffinati — pensiamo, ad esempio, al dialogo sorprendente tra birra e cioccolato .
È un approccio che trasforma ogni degustazione in un momento di scoperta.
E poi c’è il contesto, che è fondamentale.
Questa cultura si vive nei birrifici, certo, ma anche nei “brown café”: luoghi autentici, accoglienti, spesso con centinaia di birre disponibili, dove le persone si incontrano, condividono, si raccontano .
Si vive nelle città d’arte, nei piccoli villaggi, nelle campagne — ad esempio nella regione del Westhoek, storicamente legata alla produzione del luppolo.
E proprio per questo, ogni esperienza legata alla birra è sempre anche un’esperienza di territorio.
L’esperienza di viaggio: tra sensi, territorio e mobilità lenta
D: Come si traduce questa cultura in un’esperienza di viaggio per il visitatore?
R: Si traduce in un’esperienza profondamente immersiva, che coinvolge tutti i sensi.
Ogni sorso di birra belga è, in realtà, un viaggio multisensoriale: una celebrazione di aromi, sfumature e tradizioni che permettono di entrare in contatto diretto con l’autenticità culturale delle Fiandre.
Ma ciò che rende davvero unica questa esperienza è il modo in cui la birra si intreccia con tutto il resto: con la natura, con l’arte, con il patrimonio storico e con una tradizione gastronomica di altissimo livello.
E c’è un modo, in particolare, in cui tutto questo trova la sua espressione più naturale: quello delle due ruote.
Nelle Fiandre, il ciclismo non è solo uno sport — è parte della cultura. Ed è proprio pedalando che la birra diventa un filo conduttore del viaggio.
Esistono cinque itinerari ciclabili dedicati alla birra, parte dei percorsi Flanders Finest, che permettono di scoprire il territorio in modo autentico e sostenibile.
Si attraversano paesaggi molto diversi tra loro:
- dalla Lambic-Geuze Route, tra le colline del Pajottenland e la valle della Senne, cuore della fermentazione spontanea
- all’itinerario Dieric Bouts, che parte da Lovanio e unisce in modo affascinante arte e tradizione brassicola
- fino al Westhoek, dove i filari di luppolo raccontano una storia intensa, fatta di memoria, paesaggio e identità
Ci sono poi percorsi come la Mechelen-Boom, che segue il corso di quattro fiumi tra natura e architetture storiche, e le Ardenne fiamminghe, che offrono un’esperienza più sfidante, tra panorami spettacolari e birrifici storici.
Eventi e connessioni: il Belgian Beer Weekend tra Bruxelles e Venezia
D: Che ruolo hanno gli eventi nella cultura della birra e cosa rappresenta questa edizione a Venezia?
R: Gli eventi hanno un ruolo fondamentale, perché sono il momento in cui questa cultura diventa condivisa, accessibile, viva.
La birra, nelle Fiandre, è da sempre un elemento di convivialità, di incontro tra le persone. E i festival rappresentano esattamente questo: spazi in cui tradizione, innovazione e comunità si incontrano.
Durante tutto l’anno, il territorio è animato da numerosi appuntamenti dedicati alla cultura della birra — dai grandi eventi internazionali ai festival più locali e autentici — e una panoramica completa è disponibile anche nella brochure dedicata alla cultura della birra belga . Invito chi ci ascolta a scoprirla, perché è un ottimo punto di partenza per iniziare a immaginare il proprio viaggio nelle Fiandre.
Tra tutti, il Belgian Beer Weekend è probabilmente l’espressione più iconica di questa cultura.
Da oltre 25 anni trasforma la Grand Place di Bruxelles in un vero e proprio “tempio della birra”, dove decine di birrifici — dai più piccoli artigianali alle grandi abbazie — raccontano la loro storia attraverso centinaia di birre diverse .
Ma ciò che rende questa edizione ancora più speciale è il fatto che, per la prima volta nella sua storia, il Belgian Beer Weekend esce dal Belgio e arriva qui, a Venezia .
E questa scelta non è casuale.
Venezia è da sempre un crocevia di culture, un luogo di scambio, di incontro, di apertura.
Portare qui un evento così profondamente radicato nella tradizione fiamminga significa creare un ponte: tra due territori, tra due culture, tra due modi diversi ma complementari di vivere il gusto, la bellezza e la convivialità.
In fondo, è questo il senso più profondo dell’evento: non solo portare la birra belga in Italia, ma creare connessioni che possano continuare nel tempo… e magari trasformarsi in un viaggio verso le Fiandre
































