RIPARTIRE A TESTA ALTA

post covid ristoranti

di Piero Ceccarini

Chiudere per alcuni mesi le aziende, azzerare un anno di turismo nel Bel Paese, subire una crisi tale che inciderà sui nostri stili di vita, trasformare quel modello di comportamenti sociali e collettivi su cui si sono formati e strutturati i nostri locali ho.re.ca e l’intera filiera formata da distributori e produttori, nell’insieme il 36% dei consumi alimentari italiani, non è solo “fronteggiare le economie di una chiusura forzata di tre o quattro mesi”, è molto, molto di più.

Non si tratta, come pensa il nostro governo con la sua “cura Italia”, di fare un calcolo sulle perdite di un periodo improduttivo e di attivare una modesta azione di supporti economici e poi… via si riparte.

Partire per un treno è muoversi sugli stessi binari, per una berlina viaggiare su lisce strade asfaltate, per un aereo alzarsi in volo su una lunga pista di decollo.

Purtroppo, tutte le nostre attività, chi più e chi meno, si ritroveranno su un treno che non ha più gli stessi binari, su un’auto che percorre una mulattiera di montagna, su un aereo con una pista di decollo troppo corta per prendere il volo.

Il tema è: a quali condizioni si può ripartire?

Siamo nelle condizioni di riaprire un’attività che in questo periodo ha avuto zero entrate, zero contributi, per ora neanche prestiti, e solo la sospensione contributiva per un paio di mesi?

Come dire: “le chiacchiere non fanno frittelle” e la realtà con cui fare i conti è molto chiara, per ora siamo soli e sulla tavola non c’è nemmeno un tozzo di pane, altro che frittelle!

Per riaprire le attività horeca abbiamo principalmente bisogno di mettere in atto tutto ciò che ci permetterà di far sopravvivere le aziende e non farle morire impotenti.

Dobbiamo reagire, ribellarci se necessario e farlo tutti insieme.

È ora di indignarsi e smettere di cantare canzoni di speranza dalle finestre dei cortili.

Rispetteremo le regole di sicurezza per debellare il maledetto virus, faremo tutti i sacrifici necessari nel rispetto della vita e la salute di tutti noi ma, per mantenere in vita anche le nostre attività, per far sì che abbiano un futuro, non possiamo accettare la violenza economica di un sistema politico incapace di gestire una tale emergenza.

Altrimenti le nostre aziende chiuderanno, altrimenti “non andrà tutto bene”.

Ora non è il momento della retorica, delle trattative estenuanti, degli inaccettabili tempi della burocrazia, la situazione è straordinariamente grave e bisogna agire subito!

Aspettare sarà come essere condannati alla fatica di Sisifo, inutile e destinata al fallimento.

La fase 2 può essere attuata e partecipata dalle nostre aziende, non solo con un protocollo chiaro che disciplini i comportamenti da mettere in atto nel lavoro, ma nella certezza di alcuni punti fermi nella gestione finanziaria, più che necessari, obbligatori per poter programmare una ripresa che sarà inevitabilmente lenta e difficile.

I prestiti non sono la soluzione, sono soldi che vanno giustamente restituiti, le perdite di questo periodo di lockdown si compensano solamente con risorse vere e a fondo perduto, i finanziamenti le aziende potranno restituirli solo se guadagneranno.

Per essere ancor più chiari, prendiamo come esempio la trattoria di quartiere o il “baretto” sotto casa: queste piccole imprese, se riapriranno dopo un periodo così lungo ed improduttivo, dovranno investire di nuovo sulla loro attività e, anche se riceveranno fino a 25.000 euro di prestito garantito dallo Stato (banca permettendo) dovranno usarli per pagare:

  • F24 (tasse di vario genere) che sono stati solamente differiti,
  • IMU o gli affitti di tre-quattro mesi,
  • utenze,
  • Tari,
  • occupazione di suolo pubblico,
  • assegni postdatati,
  • fornitori di materie prime…

Praticamente una partita di giro in cui lo Stato, piuttosto che contribuire con aiuti reali, indebiterà ancor di più queste piccole imprese.

Tutto ciò, e nelle rispettive proporzioni, vale per produttori di bevande, per l’industria birraia e per i birrifici artigianali, per i distributori che, con tutte le altre aziende del canale horeca, rappresentano l’intero mondo dei consumi fuori casa nel nostro Paese.

E le Associazioni di categoria?

Anche le Associazioni di categoria, che nel loro ruolo di rappresentanza di settore inviano, sulla base di indagini accurate, richieste e comunicati più che giusti, credo debbano fare un passo in più: la situazione lo impone.

Va bene aver presentato istanze con pacchetti di proposte al Governo in attesa, spesso alla Godot, di questo o quel provvedimento, le piccole imprese sono già alla frutta!

E i comportamenti, il linguaggio e le posizioni non possono prescindere dalla vitale emergenza in cui versano le aziende: la sopravvivenza!

Organizzate i vostri associati e comunichiamo in maniera diretta, chiaro e tondo, che il birrificio non pagherà le accise di quest’anno, che i ristoranti tutti non pagheranno Imu/affitti e Tari, che i distributori di bevande trasformeranno in crediti di imposta le perdite sui crediti maturate a causa dell’emergenza, insomma che ci si metta d’accordo, anche attraverso le Associazioni, affinché quelle che sono più che giustificate richieste diventino atti concreti in nome del diritto alla sopravvivenza.

Il post Covid-19 dobbiamo iniziare ad immaginarlo fin da ora

Occorre cercare di capire già dalla fase 2 come comportarci, sicuramente dovremo riorganizzare le nostre aziende, che siano di produzione o che forniscano servizi: dobbiamo affrontare questa sfida, accettando di tagliare via ciò che è inutile, semplificando le offerte, ristrutturando la gestione, familiarizzando con nuove tecnologie.

Con questo primo articolo apriamo sul nostro portale uno spazio di “agitazione”, per noi del mondo birraio direi di “fermento”, in controtendenza rispetto al clima mellifluo di falsa solidarietà.

Pubblicheremo comunicati, interviste e tutti i contributi che vorrete inviarci.

Il nostro obiettivo è l’agitazione, è il rumore, fino ad arrivare a scrivere un chiaro e condiviso MANIFESTO DELLE INDIGNAZIONI.

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Redazione Birra&Sound
Birra & Sound è il punto di riferimento dei gestori dei locali. Notizie aggiornate sugli eventi più importanti del mondo della birra, le recensioni delle migliori aziende birraie, dei birrifici artigianali e dei locali. Birra&Sound è anche una vetrina per le aziende dell’indotto birraio.

5 Commenti

  1. Se non avessi letto l’autore del pezzo, giurerei che poteva averlo scritto il buon Paolo Pero.. comunque, sono con voi!

    • Ciao Caterina! Siamo quasi certi che Paolo condivida il nostro pensiero! Un team affiatato e che coltiva un pensiero spesso simile, buona giornata!

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