Omaggio a San Patrizio

Un tour fra irish pub che ci ha portato nel nord Italia: da Lecco con The Shamrock Irish Pub a Venezia con l’Old George Irish Pub per concludere a Pordenone con The White Harp Pub

Tra le feste che hanno superato i confini dell’Irlanda c’è il St. Patrick Day, celebrata con la grande sfilata di Dublino ormai replicata in tantissime città del mondo e che fisicamente mancherà anche questo anno come nel 2020 ma a cui gli irlandesi non rinunciano… l’hanno infatti organizzata virtualmente.

Anche i pub italiani da anni hanno imparato a festeggiare St.Patrick ma, visto che non saranno possibili assembramenti e aperture fuori orario, volendo al tempo stesso rendere omaggio alla tradizione irlandese e alla sua birra simbolo, la stout, per antonomasia la Guinness, abbiamo organizzato un on the road fra irish pub del nord Italia.

Siamo partiti da Lecco dove, in via Giuseppe Parini 5, troviamo The Shamrock Irish Pub.

Ad accoglierci Marco in un locale più irlandese dei pub irlandesi, e non lo diciamo noi e neppure Marco, sono le parole di mastri birrai e ospiti irlandesi che si può dire vivano un gemellaggio con lo Shamrock.

Non è un caso che qui si siano esibite band appositamente arrivate dall’Irlanda e dalla Scozia, né che The Shamrock sia sede del Celtic Supporters Club Lecco, uno dei 5 fan club italiani del Celtic FC riconosciuti ufficialmente dal club calcistico cattolico scozzese.

L’aria che si respira è proprio quella dell’isola di smeraldo, non solo nell’arredo ma nella musica, nella selezione dei distillati, del sidro e ovviamente delle birre dove la Guinness interpreta il ruolo di primadonna.

Dalle origini del locale, nato nel 2012, con cinque vie alla spina, sette etichette in bottiglia e dieci marche di whiskey, arrivati al compimento del 9° anniversario Marco ormai vanta ben 17 spine, sidro compreso, 60 etichette birraie e la ragguardevole scelta tra 70 whiskey, rigorosamente irish… qui non trovate lo scotch whisky.

E, chicca fra le chicche, anche la cucina parla irlandese, non solo con il Beef & Guinness Stew, piatto conosciuto e apprezzato nel mondo, ma, ad esempio, con una ricca Irish Breakfast, ben più di una semplice colazione, un vero pasto luculliano.

Ci rimane da capire cosa ha motivato Marco a volere un locale con queste caratteristiche e, straordinariamente, la risposta è semplice: un bel giorno ho scoperto l’Irlanda e me ne sono innamorato.

Avevo due scelte, trasferirmi o portare l’Irlanda a Lecco… l’ho portata a casa mia. Di fronte a queste parole devo fare un commento personale: nel nostro settore ho sentito usare la parola passione un’infinità di volte, anche da chi forse aveva più interessi, per carità giustificatissimi, che passione.

Nel caso di Marco credo sia giusto parlare di passione che, unita ad una ottima conoscenza del suo territorio e della sua gente, l’ha spinto a creare il locale che mancava.

L’anima irlandese si è vista esplodere negli anni passati con la festa di St. Patrick che allo Shamrock ha travalicato le mura del locale per invadere la strada, in un’allegra kermesse che ha portato, nel 2018, ad illuminare di verde anche il campanile della basilica.

Ora sarà un St. Patrick in sordina ma Marco è pronto con due progetti alternativi: se sarà zona arancione non sarà un St. Patrick Day ma un St. Patrick Week, se sarà zona rossa sono allo studio “pacchetti” offerta e cappellone in omaggio da consegnare a domicilio… in tutti i casi a far festa per San Patrizio allo Shamrock non si rinuncia, così vuole anche il suo fedele pubblico.

Lasciamo la Lombardia e ci dirigiamo verso il Veneto, ora la nostra meta è Venezia Mestre, il locale che ci ospita è l’Old George Irish Pub in via Cà Rossa 58.

È Stefano a darci il benvenuto nel primo pub nato a Mestre nel 1988 e alla cui guida c’è lui, coadiuvato dalla famiglia, dal 2003.

Quando era subentrato le vie di birra alla spina erano 4, oggi sono 11, e già questo fornisce una bella indicazione dello sviluppo che Stefano ha saputo dare all’Old George.

Ci fa anche capire quanto siano cresciute e cambiate le richieste del pubblico.

Un tempo al pub si andava per bere birra, stuzzicare qualcosa perché all’italiano bere a pancia vuota non è mai piaciuto molto, sperimentare poco e chiedere sempre la stessa birra era un po’ il comportamento medio, se poi si era amanti della Guinness era difficile aver voglia di curiosare fra altri stili brassicoli.

Oggi il pubblico pretende di più, vuol provare nuovi gusti, vuole conoscere ciò che consuma, è per questo che publican accorti come Stefano hanno ampliato la loro offerta e migliorato il loro servizio, soddisfacendo così il proprio cliente e conquistando nuove fasce d’età, compreso le famiglie.

Se l’offerta birraia è elevata non può essere da meno l’offerta gastronomica, scopriamo che all’Old George il club sandwich è un fiore all’occhiello, il panino è declinato in 100 tipologie, anche il noto stufato irlandese entra nel panino accompagnato da cipolla e zucchine e contornato di patate con la buccia, se poi per chiudere un pasto vogliamo la bocca dolce non si può rinunciare all’apprezzato birramisù della casa.

Si, l’Old George è un ristopub che ha sempre saputo guardare alla qualità. anche ora, in tempi difficili, ha scelto di fare asporto invece che delivery perché, come ci spiega Stefano, “voglio essere sicuro di ciò che viene consegnato al mio cliente”, caldo, igienicamente perfetto e ben presentato perché anche il packaging ha la sua importanza nell’asporto.

Purtroppo niente festeggiamenti di St. Patrick per il secondo anno consecutivo ma pronto in omaggio per il cliente il cappellone verde simbolo della festa.

Il nostro tour volge al termine con l’arrivo a Pordenone e con la visita al The White Harp Pub in via della Colonna 34.

Qui incontriamo Francesca che, dopo tanti anni di lavoro in un pub e con tanta esperienza acquisita, nel 2016 decide di mettersi in proprio.

È la casualità che la porta a conoscenza di un locale storico, nato nel 1995 a Pordenone, pronto a passar di mano e, un po’ alla Giulio Cesare, “veni, vidi, vici”, va sul posto, osserva e acquista… e, come ci dice: ne sono felicissima.

Anche se questi sono tempi difficili sono contenta della scelta fatta. Del resto ne ha tutti i motivi, la crescita, l’indice di successo di White Harp si misura dal numero di spine, che sono cresciute arrivando a 10, e dalla soddisfazione dei clienti che sono entusiasti del servizio, sia per professionalità che per simpatia.

Come ci spiega Francesca: ci tengo moltissimo a come viene servita la birra, dall’igiene dell’impianto a come viene conservata fino alla spinatura.

Ho ereditato un pubblico in parte già preparato, sicuramente ho un bel numero di clienti appassionati birrofili, cerco di rendere sempre consapevole l’avventore della scelta birraia che sta facendo… il servizio deve essere accurato da tutti i punti di vista.

The White Harp ha anche una sua offerta food, fatta di snack, fritti, anche piatti freddi, ma. Come ci dice Francesca, non è il food il mio core business, da questo punto di vista sono molto irish;

cosa mi mancherà anche questo anno è festeggiare St. Patrick, anche le incertezze sulle aperture e sugli orari condizionano quel poco che potrebbe essere fatto; di certo offrirò gadget a chi farà un consumo minimo, aspetterò gli ultimi giorni per promuovere qualsiasi iniziativa su Facebook… incrociando le dita, anzi, per essere a tema, cercando quadrifogli portafortuna.

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Redazione Birra&Sound
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